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Tokyo Fist
locandina

Trama

L’impiegato Tsuda incontra casualmente un vecchio compagno del liceo, Kojima, che ora è un pugile professionista. Ma più che un incontro è un vero e proprio scontro: i due covano un odio antico, destinato a riaccendersi quando la fidanzata di Tsuda, la bella Hizuru, deciderà di abbandonarlo per andare a vivere con Kojima.

Credits

Regia, montaggio: Tsukamoto Shin’ya;

sceneggiatura: Tsukamoto Shin’ya e Saito Hisashi;

assistente regia: Kiyohide Otani;

suono: Shibaraki Kenji;

musica: Ishikawa Chu.

Con: Tsukamoto Shin‘ya; Fujii Kaori;  Tsukasmoto Kōji.

Produzione: Kaiju Theater.

Col. 87 min.

1995

Commento

L’ufficio, le architetture degli edifici, le facce delle persone assolutamente disinteressate ai programmi di investimento che Tsuda propone, l’autoreferenzialità del regista (sul PC di un grafico pubblicitario si può notare una “Tsukamoto Shin‘ya complete collection”), gli snodi e le intersezioni delle strade e delle sopraelevate riprese dal basso sono una specie di saggio sulla città di Tokyo nevrotica e alienante: l’esasperazione di Viaggio a Tokyo di Ozu Yasujirō. L’atmosfera si fa sempre più plumbea e segnata da cattivi presagi: mentre Tsuda si reca in ospedale a trovare il padre malato vede in un vicolo il cadavere in putrefazione di un gatto (la cui figura è sempre presente nei film di Tsukamoto come emblema di natura corruttibile).
Non solo un film sulla violenza (l’apoteosi grandguignolesca del finale), ma soprattutto sulla violenza come possibilità di espiazione del peccato e come dolore attraverso cui arrivare a conoscere la propria vera natura (l’estremizzazione dei piercing di Hizuru). (Fulvio Faggiani)

Giudizio:4 occhi

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