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Versus
locandina

Trama

Il carcerato KSG-301 (Sakaguchi Tak) insieme al compagno di cella, riescono a scappare durante le operazioni di trasferimento, grazie all’aiuto della Yakuza. Tuttavia, l’incontro dei detenuti con il gruppo di malavitosi, all’interno di un misterioso e sinistro bosco, avrà un’evoluzione inaspettata.
Dopo un breve scontro a fuoco, il gruppo dovrà costatare che i morti tornano in vita…

Credits

Regia: Kitamura Ryuhei

Sceneggiatura:  Kitamura Ryuhei, Yamaguchi Yudai

Fotografia: Furuya Takumi

Montaggio: Kakesu Shuichi

Interpeti:
Sakaguchi Tak
Matsuda Kenji
Arai Yuichiro
Matsumoto Minoru
Ohba Katsuhito
Katayama Takehiro
Yoshihara Ayumi

Durata: 119’

Anno: 2000

Commento

Se Versus è l’opera che ha reso celebre Kitamura Ryuhei, si può facilmente affermare che il giovane regista giapponese è ben poca cosa. La pellicola è il trionfo di un eclettismo vuoto, senza sostanza, un enorme calderone dove affluiscono indistintamente diversi stili di regia, generi, sottogeneri e citazioni varie. Sin dai primi minuti, lo spettatore è travolto da un filmico assolutamente dinamico. I movimenti di camera a mano, ripetono più o meno palesemente, quello che Raimi fece in Evil Dead, in maniera ossessiva. La macchina da presa, quando non scatta nervosa, si muove usando tutti gli assi a disposizione, compie traiettorie circolari, come nella scena iniziale in cui il protagonista incontra gli yakuza, e in generale ha una repulsione per la staticità (Esistono tuttavia modi migliori per esprimere dinamismo, senza muovere la camera come dei tarantolati). Il montaggio serrato segue il ritmo caotico del film; le inquadrature hanno durate brevi o brevissime, passano velocemente da un piano all’altro, stordendo lo spettatore, e nascondendo in qualche modo il fatto che non sta succedendo assolutamente nulla degno di nota. L’uso delle estensioni in contrapposizione ai movimenti frenetici, non poteva certo mancare. Kitamura tuttavia, le sfrutta nei momenti più banali: durante i preludi dei duelli, nei raccordi fra gli sguardi dei protagonisti, dimostrando di non avere assolutamente originalità.
Versus può anche divertire, (sforzandosi) fino al primo incontro con gli yakuza-zombie (siamo intorno al minuto trentesimo), dopodiché s’incorre in una continua, fastidiosa ripetizione degli stessi scontri, delle stesse battute, delle stesse pantomime. Il regista quando, non sa più che fare, dire: o sceglie la strada della parodia (ricordando il primo Peter Jackson, solo con dieci anni di ritardo) e regala siparietti sicuramente dimenticabili, o si mette a citare alla rinfusa diversi film (Predator, Matrix, Terminator), diventando presto stucchevole. Lo splatter e l’aspetto gore sono una costante in quasi tutto il film, così come lo sono le scene di lotta, che danno fondo a tutto il repertorio possibile ed immaginabile: pistole, katane, coltelli, armi automatiche, gong fu, etc. etc, (l’averle realizzate bene in talune circostanze, non serve certo a salvare la pellicola da un complessivo disastro).
Insomma alla fine delle due ore, si è consapevoli di aver assistito al nulla e si ha un’irresistibile voglia di fare altro…(prendere una boccata d’aria, fare una passeggiata…) (Paolo Negrinotti)

Giudizio:1 occhio

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