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Wolf’s rain (serie)
locandina

Trama

In seguito ad una glaciazione la Terra di un futuro imprecisato è ricoperta da nevi perenni e gli uomini vivono rifugiati in un pugno di città cupole. In mezzo a loro si aggirano sotto sembianze umane i lupi, che un’antica leggenda vorrebbe come i veri pronipoti della razza umana e creduti estinti da oltre due secoli. Quattro di questi, i giovani Kiba, Tsume, Hige e Toboe si incontrano nella città di Freeze city, attirati lì dall’odore della ragazza dei fiori: Cheza. Quest’ultima, giacente inerme in uno stato di letargo e tenuta sotto osservazione dalla dott.ssa Degre, è la chiave per l’apertura del Rakuen, il paradiso verso cui i lupi si sentono spinti pur ignorandone le fattezze. Quando Cheza è rapita da Lord Darcia, il suo creatore, i quattro lupi decidono di abbandonare la città per iniziare il loro viaggio verso l’ignoto.

Credits

Regia: Okamura Tensai

Sceneggiatura: Nobumoto Keikō

Character design e animazione: Kawamoto Toshihiro

Musica: Kanno Yôko

Anno: 2002-2003

Durata: 26 ep. x 24’ + 4 OAV x 24’

Commento

Fortemente attesa dai fan di Cowboy Bebop, questa serie sceneggiata e prodotta da Nobumoto Keikô, e distribuita da noi dai tipi di Shin-Vision, può essere letta come il definitivo distacco della nuova animazione seriale post-Evangelion dalla precedente produzione nipponica. Il livello tecnico, specie nei primi tre episodi, è assolutamente elevato. L’animazione pecca soltanto in un paio di occasioni riproponendo una sequenza già vista (Tsume che cammina seguito da Toboe, in un caso, Kiba che si arrampica su di una superficie verticale nell’altro) in maniera peraltro appena camuffata. Gli episodi 16-19 sono riassunti dei precedenti (narrati dai quattro personaggi principali) e irrompono, con diabolica astuzia, in un momento di suspense in cui il gruppo di lupi pare disfarsi in seguito ad un attacco a sorpresa dei soldati nemici. Okamura Tensai, già unit director in Evangelion e Cowboy Bebop nonché esperto storyboarder (Jin-Roh) si rivela meno trasgressivo ed innovatore del suo involontario modello di comparazione Watanabe (a cui – pare – era stata affidata inizialmente la regia) e affronta la narrazione con un taglio solido ma tutto sommato classico, riuscendo comunque a instaurare un’ottima sinergia con le impennate sonore della sempre brava Kanno Yôko (si vedano, tra gli altri, il rapimento di Cheza, lo scontro con il robot-carro armato o il duello tra Kiba e Darcia). La maggior peripezia linguista, in fatto di regia, è riscontrabile probabilmente nella cornice narrativa rigorosamente ad anello (ep. 1, 16 e 30) che ha il suo punto di focalizzazione nell’immagine del lupo bianco morente in una distesa di neve. Tra i vari pregi ciò che si apprezza di più della serie è proprio l’originalità del soggetto e la capacità della sceneggiatrice di presentare come nuovi situazioni e motivi in fondo già conosciuti (era questo già il caso di Cowboy Bebop e Macross Plus) traendo il meglio dall’accostamento di ingredienti tra loro anche stridenti. L’unico rimprovero che può esserle mosso è di non aver sviluppato al meglio l’interazione tra il mondo lupi e quello dei nobili eclissando su alcuni aspetti della storia che inizialmente avevano stuzzicato la curiosità dello spettatore e a cui non ha corrisposto, forse, la necessaria gratificazione. Va precisato che la serie vanta un pre-finale (l’episodio 26), volutamente ambiguo ed aperto, con l’immagine quasi godardiana di Darcia che volta le spalle a Kiba e allo spettatore, ed un vero ending risolutore dell’intreccio (episodio 30), in cui il mistero del Rakuen è svelato, una sequenza che fin dalla prima visione, con il suo montaggio poetico e ipnotico, entra di diritto nella schiera dei grandi finali della storia dell’anime. (Stefano Gariglio, 31/10/05)

Giudizio:3 occhi e 1/2

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