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Zatoichi
locandina

Trama

Zatoichi è un vagabondo cieco che si guadagna da vivere facendo massaggi e giocando a dadi. Giunto per caso nel villaggio controllato dalla spietata banda di Ginzo, si ritrova sulla stessa strada di Okinu e Osei, due geisha in cerca di vendetta per l’omicidio dei genitori. La ricerca della verità lo porterà a una serie di rese dei conti che sveleranno tutta la sua abilità di samurai.

Credits

Tit.or.: Zatōichi

Regia: Kitano Takeshi

Sceneggiatura: Kitano Takeshi (da un racconto di Shimozawa Kan)

Interpreti: “Beat” Takeshi, Asano Tadanobu, Ookusu Michiyo, Taka Gadarukanaru, Daigorō Tachibana, Daike Yūko

Scenografie: Isoda Norihiro

Musiche: Suzuki Keiichi

Montaggio: Kitano Takeshi, Oota Yoshinori

Costumi: Yamamoto Yōji

Produttori: Saitō Chieko, Mori Masayuki, Saitō Tsunehisa

Durata: 116'

Anno: 2003

Commento

Per il suo primo film in costume, Kitano non sceglie un soggetto totalmente nuovo ma riprende un personaggio non estraneo alla cinematografia giapponese. La figura di Zatoichi rappresenta una vera e propria icona all’interno della tradizione filmica, infatti dagli anni Sessanta fino alla fine degli anni Ottanta è protagonista di una saga che lo vede comparire in 26 film, tra cui possiamo ricordare The Tale of Zatoichi o Zatoichi: The Blind Swordsman’s return, interpretati da Shintaro Katsu, storica immagine sullo schermo di questo personaggio. Kitano rivisita questo samurai in un modo tutto personale, a cominciare dal colore dei capelli, conferendogli tratti grotteschi e ironici. Il film non ha solo le caratteristiche tipiche dei film in costume ma raccoglie al suo interno elementi appartenenti a generi diversi, dalla commedia al musical. Rispetto ad altri film del regista in cui il silenzio è dominante, questo grande miscuglio è accompagnato da un ritmo musicale costante che culmina nel tip tap finale, in cui i personaggi principali sembrano festeggiare la fine della corruzione e della violenza. In Zatoichi come in Hana-Bi e Sonatine, si ritrovano insieme due anime apparentemente opposte: da un lato il sentimento e dall’altro la violenza. L’aspetto sentimentale emerge nel ricordo del traumatico passato di Okinu e Osei e soprattutto nella figura del ronin, costretto a offrire i suoi servizi per pagare le cure della moglie malata. Il sentimento non è mai espresso apertamente, ma si percepisce dietro la maschera dei protagonisti, che spesso sembrano costretti a una tragica passività.
Accanto a questi momenti ci sono scene di duelli, combattimenti mortali, in cui la violenza esplode in tutta la sua brutalità. Attraverso una dialettica tra stasi e movimento, Kitano ci mostra una violenza cruda, una lotta che non si nasconde dietro acrobatiche coreografie ma che esprime la sua realtà attraverso lo scorrere del sangue. Lo scontro viene descritto nel puro contatto tra i corpi, e la violenza non viene spettacolarizzata ma semplicemente messa davanti agli occhi dello spettatore.
Nel 2003 il film viene premiato alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia con il Leone d’ argento. (Alice Castagneri)

Giudizio:4 OCCHI

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