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Ishii Sogo

Profilo

Ishi Sogo, nato a Fukuoka nel 1957 é tuttoggi riconosciuto come il primo vero realizzatore giapponese ad aver intrapreso percorsi visivamente scioccanti ed estremi, atti ad inventare un modo di creare cinema artigianale ed indipendente. Quest'attitudine verrà ripresa poi (anche con maggior riscontri di pubblico) da vari registi una decina di anni dopo, come Tsukamoto e Miike.
All'università Nihon College of Art, assieme ad alcuni amici, realizza nel 1978 il suo primo cortometraggio in 8mm intitolato "Panic In The High School", sulle vicissitudini di uno studente in rivolta contro la scuola dopo il suicidio di un compagno. Il film suscita interesse anche al di fuori della scuola e viene subito comprato per il mercato cinematografico. Per la sua tesi di laurea girò nel 1980 "Crazy Thunder Road", girato nuovamente assieme ad amici realmente coinvolti nel giro delle biker gangs. Gli elementi "à la Mad Max", assieme ad un vero tributo dedicato all'estetica delle tribù della velocità giapponesi, convinsero la Toho stessa ad acquistare i diritti del film, trasformando l'originario 16mm in un 35, per le sale. La critica attaccò il film per l'eccessività di certe immagini e Ishii venne subito considerato un regista controverso. "Burst City" , nel 1982, é il primo film ad avvicinarsi, forse, a tematiche "cyber", mettendo in scena selvaggie gangs di biker, molto vicine alla concezione di mutanti, che si riuniscono in una città per ostacolare la costruzione di uno stabilimento nucleare. Tutto ciò favorì Ishii Sogo a diventare un'icona per tutti i registi più sovversivi del Sol Levante i quali non avevano mai avuto un riferimento così eminentemente visionario nel proprio paese.
Nel 1984 diresse il suo film di maggior successo fino ad allora "Crazy Family", una satira selvaggia della vita di una famiglia giapponese che si sgretola completamente (e grottescamente) dopo il trasferimento nella nuova casa di Tokyo: l'ossessività della vita nella capitale travolge i vari membri della famiglia in modi diversi, ma é il padre, in particolar modo, a venire colpito da una vera ossessione per le termiti che lo porteranno a scavare un enorme buco nel centro del soggiorno di casa, con lo scopo di debellarle, ma con il triste risultato del crollo della casa stessa. Il film vinse il Gran Premio al Saruso Film Festival di quell'anno.
Nei successivi dieci anni Sogo si dedica alla documentaristica, lavorando (sempre privilegiando innovazioni estetico/visive) con varie punk band giapponesi, fino al famoso "Half Human" realizzato con gli Eintürzende Neubauten, nota industrial band tedesca dell'epoca.
Nel 1994 torna al cinema vero e proprio con "Angel Dust", un thriller a sfondo psicologico su di una giovane detective che si occupa del difficile caso di un serial killer che uccide giovani donne, tutti i giorni, alle cinque del pomeriggio, nei pressi della linea Yamanote, nella metropolitana di Tokyo. A spiccare in questo caso sono l'importanza che viene data alla visione della città di Tokyo: un unico motore pulsante, composto da migliaia di individui diversi che si muovono indifferenti tra le tentacolari linee sotteranee della città, ma che in realtà paiono totalmente assenti.
Nel 1995 é la volta di "August In The Water", che narra di una ragazza che acquista poteri sovrannaturali, dopo un incidente e usa quelli stessi per meglio comprendere lo scopo della sua esistenza. In una simile vena mistica "Labyrinth Of Dreams" del 1997, dove il passeggiere di un autobus scopre che il suo conducente potrebbe in realtà essere un assassino.
Nel 2000, su richiesta del noto produttore Sento Takenori, il nostro realizza un film epico, tornando a virtuosismi con la macchina da presa, un'intensa fotografia e ottime coreografie per le scene di combattimento. Il film divide la critica in Giappone. Poco tempo dopo é la volta di "Electric Dragon 80000v", che sancisce un ritorno alle tematiche cyber-visionarie degli esordi, oltre che ad un approccio volutamente più indipendente e low budget per questo mediometraggio a nostro avviso non completamente riuscito. Del 2003 é l'ultimo film, se così si può davvero chiamare "Dead End Run", visto che potrebbe essere più considerato come video-arte, con interessanti sperimentazioni, all'interno dei tre episodi, a livello visivo ma sopratutto uditivo. Con "Dead End Run" si giunge alla combinazione tra il serratissimo ritmo dei film d'azione commerciali e la sensibilità senza compromessi di un film sperimentale: si arriva ad una vera esperienza fisica, grazie soprattutto all'eccellente parallelo tra movimenti di macchina, zoomate e sottofondi sonori amplificatissimi, chitarre elettriche sgranate e molti suoni "in movimento". Tutto questo ci regala qualcosa di sicuramente coinvolgente, ma forse di difficile assimilazione, ovvio risultato, forse, se si pensa ad un regista come Ishii Sogo, che ha sempre intrapreso un cammino solitario (e pare voler continuare a farlo) nel panorama della cinematografia indipendente mondiale.

F.R.

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