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Kore'eda Hirokazu

Profilo

foto registaArtista poliedrico, capace di coniugare l'attività di documentarista per la tv con quella di regista, scrittore e insegnante presso la Eiga Bigakko, una scuola di cinema di Kyobashi a Tokyo dove è nato nel 1962. Negli anni ottanta frequenta la facoltà di letteratura dell'università di Waseda col desiderio di diventare uno scrittore. Nel 1987 si laurea, ma i suoi interessi si sono ormai spostati dalla scrittura al cinema. Sapendo di non avere alcuna possibilità di lavorare dietro la mdp per uno dei grandi studios, che in quegli anni stanno spostando i loro interessi dalla produzione alla distribuzione e alla gestione delle sale cinematografiche, inizia a lavorare come documentarista per la TV MAN UNION. All'inizio degli anni novanta pubblica il suo primo libro Shikashi, sul suicidio di un funzionario governativo; un fatto di cronaca da cui trae anche il suo primo documentario, Shikashi… fukushi kirisute no jidai ni [However…]. Sempre del 1991 è Mo hitotsu no kyoiku: ina Shogakko Harugami no kiroku [Lessons from a Calf] , che documenta l'esperienza di un gruppo di alunni delle scuole elementari alle prese con una mucca, che devono allevare, nutrire, pulire... La mdp segue i bambini, catturando le loro vivaci espressioni e i loro cambiamenti. Nel 1994 gira Kare no inai hachigatsu-ga - Aids o sengen shita Hirata Yutaka ninenkan no seikatsu kiroku [August without Him], un documentario su un malato di AIDS che riconosce pubblicamente la sua lotta contro la malattia. Il film è un video diario che descrive non solo la vittima ma anche gli amici e il suo rapporto con il regista.

La sua formazione di documentarista influenzerà la sua successiva esperienza cinematografica. Nel 1995 esce il suo primo lungometraggio, Maboroshi no hikari [Maborosi], opera già matura che gli vale l'Osella d'oro per la migliore fotografia alla Mostra del cinema di Venezia, il riconoscimento come miglior regista esordiente al festival di Vancouver e il premio per il miglior lungometraggio al festival di Chicago nello stesso anno. Tratto da una novella di Teru Miyamoto, il film è un ipnotico racconto sull'interiorità di una giovane donna, Yumiko, intrappolata nel doloroso ricordo del marito suicidatosi inspiegabilmente. "Sarei felice", ha detto Kore-eda nel presentare il film, "che lo spettatore avesse il sentimento che il film è un documento sulle ombre e le luci che abitano una donna". Tutto nel film - la fotografia, i piani fissi della mdp, le inquadrature basse, i paesaggi, i silenzi - è usato per rendere questo sentimento e contribuisce ad esprimere un'urgenza stilistica coerente e definita, che tradisce l'amore per l'opera di due grandi maestri, Ozu Yasujiro e Hou Hsiao-Hsien al quale, tra l'altro, Kore-eda dedica un documentario nel 1993, Eiga ga jiai o utsusutoki - Hou Hsiao-hsien to Edward Yang. Scrittura, documentario e film di finzione sono mezzi espressivi che gli permettono di affrontare a livelli diversi i temi a lui cari: una personale riflessione sulla morte, lo stretto legame tra memoria e identità e la conseguente esistenza di diverse dimensioni temporali parallele. Rapporto, quello tra memoria e identità, con il quale Kore-eda si è confrontato fin da giovanissimo quando si trovò a dover relazionarsi con il nonno colpito dal morbo di Halzheimer.
Questo stesso tema si riproporrà, ogni volta affrontato da punti di vista diversi, nei suoi lavori successivi, Kioku-ga ushenawareta-toki [Without Memory; 1997], premiato come miglior documentario dell'anno in Giappone, racconta la vita di un uomo che soffre della perdita della memoria a breve termine ed è incapace di costruire nuovi ricordi, e poi, soprattutto, in Wandafuru raifu [Afetr Life; 1998], suo secondo lungometraggio presentato al Torino Film Festival quello stesso anno, nel quale riesce a unire e calibrare finzione e ricerca documentaristica. Il soggetto, scritto una decina di anni prima, infatti nasce da una serie di interviste a persone comuni, alcune delle quali appariranno poi nel film, un'esplorazione nell'ambigua natura della memoria umana. Da qualche parte, in un limbo tra la vita terrena e il paradiso, le persone appena decedute devono scegliere un solo ricordo che verrà rappresentato in un film e che porteranno con loro per l'eternità. Il testo filmico assume così un valore meta-testuale, una riflessione sulla possibilità del cinema di diventare una "protesi" della memoria umana senza però emozioni proprie e senza un'esperienza soggettiva che permetta di selezionare i ricordi. Da quest'esperienza Kore-eda trae anche Shosetsu Wonderful Life [il romanzo di "Wonderful Life"], novellizzazione del suo film.

In Distance [id.], in concorso al festival di Cannes del 2001, (del quale ha poi pubblicato il making of Distance. Eiga ga Tsukurareru made), un gruppo di individui si trova a confrontarsi nell'isolamento più assoluto con ciò che resta della vita dopo la morte. Ancora una volta un fatto di cronaca (un suicidio collettivo realmente avvenuto nella metropolitana di Tokyo nel 1995) diventa lo spunto per mettere in discussione la percezione del reale - senza che mai la forma si faccia troppo invadente - per esprimere il bisogno di riappropriarsi della memoria e non perdere il legame con coloro che abbiamo amato. (Cinzia Chiarion, 19/04/2004)

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