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Sabu

Profilo

foto regista

Tanaka Hiroyuki (Sabu) nasce a Wakayama nel 1964. Regista atipico e inconsueto, giunge al cinema dopo un lungo e tortuoso percorso interdisciplinare. Fin dall’adolescenza dimostra uno spiccato interesse verso la musica, che lo porterà a formare un gruppo rock durante gli anni dell’high school e ad autoprodursi. Fallito questo primo esperimento, tenterà una seconda volta, senza maggiore fortuna, durante gli studi alla scuola di design di Osaka. Il suo terzo tentativo di sfondare nel campo musicale, lo spinge a Tokyo, dove entra in contatto con il mondo del cinema, esordendo nel 1986 come attore nel film Sorobanzuku. Per i seguenti cinque anni, reciterà nei ruoli più disparati, prima di arrivare al successo con World Apartment Horror (1993) di Otomo, ottenendo il titolo di Best Newcomer allo Yokohama Film Festival. Da questo momento Tanaka Hiroyuki diventa Sabu (nome del personaggio interpretato nel film di Otomo) e nel 1996 firma, con Dangan Runner il suo primo lungometraggio da regista. L’opera  si fa apprezzare per la sua dose di originalità e per il distaccarsi profondamente dalla produzione cinematografica giapponese di quegli anni. Costretto da un budget limitato, Sabu costruisce un film fuori dagli schemi, profondamente dinamico, dove le storie dei tre protagonisti si intrecciano a folle velocità. Il secondo lavoro, Postman Blues, conferisce al regista la possibilità di sviluppare meglio quella che sarà una delle caratteristiche principali del suo stile: la presenza di una mano invisibile (il caso/caos) come forza generatrice che agisce senza apparente logica e che modifica improvvisamente le vite dei protagonisti, forzandoli a repentini cambiamenti. E’ quello che accade al protagonista, l’ottimo Tsutsumi Shinichi (futuro pupillo del regista), che partendo da una noiosa e ripetitiva vita da postino si vedrà presto catapultato in un vortice di imprevedibili situazioni. Il seguente Unlucky Monkey è spesso considerato l’archetipo dei film di Sabu: storie che si intrecciano, collidono, prendono direzioni diverse; eventi improvvisi che scatenano azioni-reazioni. Nel Duemila firma quella che forse rimane la sua opera più famosa, Monday con la quale vince il premio FIPRESCI al festival di Berlino guadagnando una certa notorietà all’estero. Dopo due anni di (quasi) riposo, se si esclude la partecipazione come attore in Ichi the killer (2001) di Miike Takashi, gira un cortometraggio di 17 minuti (A1012K) e in seguito il quinto lungometraggio, Drive, dove oltre al solito gusto del grottesco e dell’imprevedibilità  aggiunge un’inconsueta dimensione onirica. Con l’avvento del 2003 arriviamo altri due lavori: Blessing Bell e Hard Luck Hero. Del secondo possiamo dire che, presentato al Tokyo International Film Festival, è un film costruito su misura per il lancio della boy-band V6, ambientato nel mondo della boxe clandestina. Blessing Bell invece, rimane un lavoro fondamentale nella carriera del regista, discostandosi parecchio dalla precedente filmografia. Innanzitutto abbiamo come nuovo protagonista il bravo Terajima Susumu, al posto di Tsutsumi Shinichi, poi la costruzione meno dinamica, in cui il tempo e gli eventi raramente hanno delle accelerazioni e la quasi totale assenza di dialogo nei primi venti minuti, conferiscono al film toni lirici e rarefatti, mostrando una nuova matrice stilistica per il regista nipponico. Sempre nel 2003 è da segnalare il ritorno di Sabu come attore nell’ottimo lungometraggio Josee, The Tiger and The Fish (2003). Nel 2005 firma un’altra collaborazione con il gruppo V6 nel “movimentato” Hold Up Down. Nello stesso anno, abbiamo anche il suo ritorno al festival di Berlino con Dead Run, il suo ottavo lungometraggio. Tratto da un racconto di Shigematsu Kiyoshi e sceneggiato dallo stesso Sabu, è un film misurato e dai toni esistenziali, ben lontano dalla frenesia dei lavori precedenti, e che probabilmente rappresenta l’opera più matura fornita dall’autore fino ad oggi. (Paolo Negrinotti)

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